Questo sito utilizza cookie tecnici, analytics e di terze parti.
Proseguendo nella navigazione accetti l’utilizzo dei cookie.

Preferenzecookies

Intestazione navigazione sito

Riflettori su: Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles
Portale Della Lingua Italiana

Riflettori su: Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles

Categorie: Cultura e creatività

Intervista al Direttore Paolo Sabbatini.

Paolo Sabbatini
Paolo Sabbatini

a cura di Basilio Toth

Per il ciclo di interviste ai Direttori degli Istituti Italiani di Cultura della nuova rubrica “Riflettori su” di italiana.esteri.it, diamo la parola a Paolo Sabbatini, dirigente culturale della Farnesina. Dopo aver diretto l’Istituto Italiano di Cultura del Cairo dal 2014 al 2019, Paolo Sabbatini è, dal 30 settembre 2019, il direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles.

Gli ultimi mesi sono stati difficili per tutti ma hanno offerto un’opportunità unica per migliorarsi e innovare. Quali innovazioni sono state introdotte dalla Sede per affrontare prima l’emergenza e poi la “nuova normalità”?

Anche prima della pandemia c’era la necessità di prevedere la partecipazione dell’Istituto a canali sociali e modi virtuali di relazione, ma si poteva far fronte a tale esigenza in forme ibride (sia in presenza che virtuali). Con l’epidemia, c’è stata una vera rivoluzione sotto questo aspetto. Si è reso necessario adottare comportamenti mediatici in un modo diverso e in una misura molto più ampia. Pubblico e privato trascolorano l’uno nell’altro, il confine non è mai stato così fluido, è necessario imparare nuove forme di mediazione.  Fondamentale il ruolo della professionalità, insieme all’etica. La gestione di un Istituto richiede grande professionalità, competenza culturale ma anche manageriale, proprio perché un IIC è un’entità poliedrica che pone continuamente nuovi problemi e richiede continuamente nuove soluzioni. La presenza di collaboratori giovani aiuta a comprendere il mondo dei social media, che è una realtà complessa e in continuo cambiamento, ma a questi stessi giovani collaboratori bisogna insegnare a muoversi in una dimensione istituzionale. Utilissimi i nuovi strumenti messi a disposizione dalla Farnesina, tra cui il portale italiana, naturalmente.

L’utenza degli IIC si aspetta sempre proposte di altissimo livello. A suo avviso, il pubblico dell’Istituto, negli ultimi tempi, ha mantenuto lo stesso livello di ambizione? e ha cercato più la novità, o la rassicurazione, negli ultimi mesi?

Splendida domanda, che induce anche a considerazioni psicologiche. Effettivamente la proposta deve toccare delle corde negli spettatori. Prima dell’emergenza Covid, l’offerta era già predisposta per l’utenza, invece adesso l’utente deve ricreare la propria bolla culturale a casa propria. Occorre dunque ricreare il tempus illud, tenendo conto che queste condizioni di fruizione domestica sono state legate a uno stato di necessità, e non di scelta, quindi nel pubblico può esserci anche una certa resistenza.  Qui a Bruxelles, il periodo iniziale del mio mandato è coinciso con questo anno di pandemia. Noi abbiamo continuato a lavorare pensando ai nostri aficionados, agli italiani e agli appassionati di cultura italiana in Belgio, che vogliono percepire che la nostra programmazione è stata realizzata pensando a loro. Abbiamo effettuato una serie di interviste, sia con artisti belgi che con italiani. Le faccio online, dal palcoscenico del teatro dell’IIC, in assenza, chiaramente, di pubblico. Ho notato che funziona e che la fidelizzazione si ha anche attraverso l’uso di spazi istituzionali noti come appunto il nostro teatro.

 La comunicazione con il vostro pubblico e il coinvolgimento nelle attività della Sede avrà subito dei cambiamenti. In questa relazione, che ruolo hanno svolto le nuove tecnologie? L’utenza è stata propositiva? Quale è stata la sua esperienza?

Ricevo continuamente richieste di utilizzo dei nostri spazi anche adesso, anche senza pubblico, da attori, musicisti, per conferenze, per registrazioni, che in larga parte abbiamo potuto soddisfare con successo. Quando si può constatare che pur nel rispetto delle restrizioni l’IIC resta operativo si dà un segnale importante, anche di rassicurazione. Punto fondamentale resta la qualità. Per esempio, abbiamo mantenuta aperta la biblioteca, e il prestito di libri, creando una sorta di “ruota” dei libri da “adottare”, come una volta si faceva con gli orfanelli. Abbiamo fatto questa sorta di gioco, continuando lo scambio con il nostro pubblico. Sembrava una cosa da niente… invece è stata un’iniziativa molto importante.

Sarà anche stato necessario cancellare eventi o ripensarli per adattarli al nuovo contesto. Alcune iniziative potranno essere recuperabili, altre, completamente nuove, staranno nascendo al loro posto,  Nella prossima programmazione ci sono iniziative particolari rispetto alle quali vorrebbe anticiparci qualcosa?

Tutti i nostri eventi sono stati posticipati, non cancellati – con grande disponibilità da parte degli artisti coinvolti – come ad esempio il concerto che avevamo organizzato in ricordo di Ennio Morricone. Abbiamo mantenuto alta l’attenzione ai giovani talenti, anche attivi qui, con l’Italian Jazz Festival Connections Lab 2020 e la Settimana della Lingua Italiana nel Mondo che hanno avuto molto successo.  Per l’anniversario dantesco, abbiamo organizzato la Mostra d’arte grafica e calligrafica Scrivendo la Divina Commedia.  Abbiamo cura di tenere impegnato ogni segmento di pubblico, non soltanto i giovani; le persone anziane sono anche un’altra categoria cui teniamo molto.

Può tracciare, per le lettrici e i lettori di italiana, un ritratto dell’Istituto Italiano di Cultura da lei diretto e della sua storia?

L’edificio della rue de Livourne 38 fu costruito in stile neoclassico tra il 1870 e il 1880 da Henri Rieck, uno degli architetti più noti durante il regno del re dei Belgi Leopoldo II. Con il contributo di alcune tra le maggiori imprese italiane dell’epoca (Fiat, Olivetti, Pirelli, Martini & Rossi etc.) l’edificio fu acquistato negli anni Trenta per divenire “Casa degli Italiani”. Riscattato integralmente dallo Stato italiano con la nascita della Repubblica, ospita attualmente gli Uffici consolari e l’Istituto Italiano di Cultura. Con una tale storia, qui si respira cultura in tutti gli angoli dell’edificio che negli anni ha visto passare le personalità più alte della cultura italiana, belga ed europea in generale.

Attualmente i fiori all’occhiello della sede sono un teatro/cinema che può ospitare fino a 250  persone ed una sala esposizioni per mostre di grandi dimensioni. La biblioteca inoltre, possiede oltre 3000 volumi, alcuni dei quali di alta qualità per storia e rarità.

Come racconterebbe la città e la sua scena culturale? Quali sono i più importanti rapporti di collaborazione che l’Istituto intrattiene con istituzioni e operatori culturali?

La presenza italiana in Belgio è storicamente importante e si stima infatti che oltre 500.000 siano gli abitanti di origine italiana, di cui oltre 70.000 nella sola capitale. L’IIC costituisce un punto di riferimento per molte generazioni di connazionali. L’attività dell’Istituto rispetta quindi le aspettative della comunità italiana, inclusi i funzionari delle istituzioni europee, e quelle delle istituzioni belghe che continuamente propongono sollecitazioni alla partecipazione a festival, progetti espositivi, iniziative di spettacolo dal vivo (concerti, prosa, danza, performance etc.). L’IIC è stato il punto di convergenza di molteplici richieste, rispondendo anche con esperienze innovative in tutti i settori della cultura italiana contemporanea. Da tale situazione deriva comunque la positiva immagine dell’Istituto come istituzione viva e presente anche nei momenti difficili nonché sede di iniziative variegate e stimolanti nel periodo considerato.

L’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles è luogo di convergenza di una molteplicità di attese: quelle di una comunità italiana, assai estesa e influente; quelle di un pubblico belga, francofono o fiammingo, profondamente italofilo; quelle degli emigrati italiani di lungo corso ed i loro relativi discendenti di seconda terza e quarta generazione, vogliosi di non recidere i contatti con le loro origini; quelle provenienti dalla articolata realtà delle istituzioni europee e internazionali, che occupano uno spazio sempre più importante sulla scena brussellese. L’azione di intervento culturale è stata di alto profilo qualitativo, intesa a proporre una selezione di eventi che rappresentino in modo adeguato le forze più significative ed esemplari della vitalità artistica e culturale della scena creativa italiana contemporanea.

L’Istituto intrattiene rapporti di collaborazione con i maggiori attori della cultura italiana in Belgio come tutte le università del territorio, la camera di commercio belgo-italiana, l’ENIT, i comitati delle Società Dante Alighieri e le innumerevoli associazioni regionali, teatrali, musicali e cinematografiche che non mancano mai di farci pervenire proposte di assoluto valore e sicura presa sul pubblico.

Per maggiori informazioni iicbruxelles.esteri.it

Per saperne di più...

Ti potrebbe interessare anche...

Naviga tra gli articoli