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Bilinguismo#1. L'esperienza delle scuole italo-tedesche
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Bilinguismo#1. L’esperienza delle scuole italo-tedesche

Categorie: Lingua e formazione

Un’analisi del fenomeno linguistico e della didattica bilingue offerta dalle scuole italo-tedesche di Berlino e Wolfsburg.

Bilinguismo lo studio dell italiano nel mondo
Bilinguismo lo studio dell italiano nel mondo

a cura di Raffaella Giampaola

L’essere bilingue, per me, significa essere me stessa, né l‘uno né l’altro, ma tutte e due e inoltre qualcosa a metà – Elisa

Il bilinguismo appunto ci aiuta a promuovere la nostra interculturalità, l’identità Europea e la “comprensione globale”, cioè forse diventa anche più facile capire l’altro Paese – Valerie

Cos’è il bilinguismo? Così rispondono due alunne italo-tedesche dell’Albert-Einstein-Gymnasium di Berlino.

Ne abbiamo parlato con la professoressa Anna Marzorati, che ha un excursus come docente di lettere, lettrice presso un’università nordamericana, insegnante nei corsi di lingua e cultura italiana a Berna, poi in una scuola bilingue di Zurigo. Attualmente è Dirigente scolastica in servizio presso l’Ambasciata di Berlino, da dove coordina le attività di insegnamento dell’italiano nell’area della capitale e di Hannover.

Qualche definizione

Il primo passo è chiarire l’ambito di analisi: il bilinguismo individuale è quello che coinvolge singoli, quello sociale caratterizza un’intera comunità, una regione o anche una nazione.

“Rimanendo sul piano della definizione classica di bilinguismo individuale, la situazione di bilinguismo bilanciato è quella rara condizione ideale in cui una persona padroneggia ed usa indifferentemente due lingue come un parlante nativo”. Questa abilità si sviluppa quando l’individuo è stato messo in condizione di acquisire i due sistemi linguistici sin dalla prima infanzia – si parla infatti di bilinguismo precoce – e porta il bambino a effettuare senza problemi il code-switching, passando da un codice linguistico all’altro con naturalezza e a seconda dell’interlocutore, del contesto o della situazione comunicativa.

“Altre definizioni classiche riguardanti il bilinguismo considerano la fase evolutiva in cui si acquisiscono le due lingue: parliamo quindi di bilinguismo infantile a partire dai tre anni di età e di bilinguismo scolastico quando la formazione scolastica primaria e secondaria propone le due lingue in modo paritetico, utilizzandole sia come oggetto di studio – il fare lingua – sia come veicolo di altre discipline – il fare con la lingua. Bilinguismo tardivo è definita invece l’acquisizione delle due lingue dopo la pubertà o in età adulta”.

Ma parlare di bilinguismo significa prendere in considerazione anche parametri di carattere sociale, non solo l’arco temporale di acquisizione dei due idiomi.
Si parla “di diglossia nel caso di coesistenza di due codici linguistici, di cui uno (solitamente il dialetto nativo) gode di minor prestigio rispetto alla lingua ufficiale. O di bilinguismo passivo, quando non si è in grado di fare un uso attivo della lingua più debole, e di bilinguismo sottrattivo quando, in alcuni casi limite, la scolarizzazione nella seconda lingua, combinata con un’acquisizione sporadica e imperfetta della lingua madre, sottrae progressivamente capacità di esprimersi, di sviluppare autostima e identità”.

Acquisizione versus apprendimento

Un concetto fondamentale nell’approcciare teoricamente e praticamente il bilinguismo è: “Il linguaggio non si impara, ma si acquisisce naturalmente” spiega la professoressa Marzorati. “Si nasce con la facoltà del linguaggio, cioè con una predisposizione naturale a riprodurre suoni e a comunicare in qualsiasi lingua, quella che Noam Chomsky chiama LAD – Language acquisition device – una caratteristica insita nel patrimonio genetico della specie umana, l’unica a possedere un sistema fonatorio così sofisticato da poter articolare dai 20 ai 40 fonemi diversi”.

“L’acquisizione è un processo naturale di osmosi con gli stimoli ambientali e le persone che ci circondano, ed è sempre legata a una profonda componente affettiva e alla spinta motivazionale a comunicare”.

Quali quindi i consigli da dare ad un genitore che si trova a gestire la crescita di un bimbo in un contesto bilingue? “La potente relazione affettiva genitore-figlio, unita al flusso continuo e alla varietà, densità e consistenza di stimoli verbali, alle conferme, ai feedback positivi, al rispetto per i tempi di sviluppo del bambino, al clima sereno che lo circonda è la ricetta migliore per far maturare la competenza linguistica senza generare ansie da prestazione o filtri che facciano da barriera o freno inibitore”. Importantissimo, infine, non trascurare mai, in qualsiasi momento della crescita dei figli, il consolidamento armonico delle competenze nella lingua forte, lingua madre.

Ancora rispetto all’educazione linguistica è utile ricordare che, almeno fino agli anni Sessanta, il bilinguismo era visto addirittura come un possibile ostacolo allo sviluppo del linguaggio e del pensiero. “Negli ultimi decenni è stato ampiamente dimostrato dalle neuroscienze e dalla psicolinguistica che l’acquisizione precoce di due lingue porta con sé innumerevoli benefici e vantaggi per lo sviluppo cognitivo di una persona. Si parla infatti di vantaggio bilingue in riferimento alla precoce costruzione di un doppio serbatoio di suoni, vocaboli e significati a cui attingere di volta in volta. Se due sono le lingue acquisite, il bambino bilingue è in grado di attivare costantemente le funzioni selettive rispetto agli stimoli ambientali, con maggiori capacità attentive, di intuizione e concentrazione. Sembra questa la ragione per cui nelle persone bilingue i processi degenerativi della senilità appaiono mediamente 4-5 anni dopo rispetto ai monolingue”. Inoltre, “in uno scenario sempre più interculturale e cosmopolita, bilinguismo e plurilinguismo sono oggi percepiti come un valore aggiunto proprio delle società più avanzate che investono considerevoli risorse nell’educazione bilingue e biculturale, come avviene a Berlino da decenni nelle scuole del modello SESB”.

Il contesto delle sezioni della Scuola Statale Europea di Berlino

SESB è l’acronimo per Staatliche Europa Schule Berlin (Scuola Statale Europea di Berlino), un modello pedagogico sviluppatosi a partire dal 1992 e basato sulla proposta di due lingue di insegnamento a partire dalla prima classe della scuola primaria.

Nella metropoli tedesca troviamo due scuole primarie (Finow ed H. Nohl) e due scuole secondarie (Albert-Einstein-Gymnasium e ISS A. Nobel) che ospitano al proprio interno classi bilingue italiano-tedesco frequentate complessivamente da 1.215 allievi.

Le sezioni italo-tedesche SESB sono parte di un progetto di immersione linguistica che prevede per statuto un insegnamento paritetico della lingua e della cultura italiana e tedesca rivolto anche a famiglie di madrelingua tedesca, in un percorso verticale che parte dalla prima classe della scuola elementare e termina nella dodicesima classe con il conseguimento del diploma di maturità (Abitur).

I bambini sono costantemente esposti alle due lingue, crescendo insieme e scambiandosi costantemente i ruoli di lingua madre e lingua partner. L’apprendimento della madrelingua avviene separatamente nei rispettivi gruppi linguistici. I bambini vengono a contatto con la cultura e la lingua partner salvaguardando la propria identità linguistica e culturale.

Con la consapevolezza del profondo legame lingua-cultura, il modello SESB accentua fortemente gli scambi di esperienze tra le scuole di diverse combinazioni linguistiche (a Berlino sono nove quelle possibili), le istituzioni e le persone provenienti dai diversi Paesi, puntando sui soggiorni, sui tirocini all’estero e sulla partecipazione alle lezioni nelle scuole gemellate.

“L’uno con l’altro, per l’altro e dall’altro” è il motto che riassume il modello SESB basato sul rispetto e sulla valorizzazione della reciproca identità culturale.

La scuola Leonardo Da Vinci di Wolfsburg

Altro importante esempio di didattica bilingue è quello della scuola Leonardo Da Vinci Grund-und Gesamtschule di Wolfsburg, in Bassa Sassonia.

Come descritto dal Collegio Docenti Italiano dell’Istituto, la principale caratteristica della scuola è il fatto che due classi per annualità, sia nella sezione primaria che in quella secondaria, sono bilingui. La lingua italiana viene insegnata parallelamente a quella tedesca dalla prima alla settima classe e in ottava gli alunni possono scegliere italiano come prima o seconda lingua straniera. Italiano e Storia in italiano, inoltre, sono materie che possono essere portate agli esami di maturità, dando così agli alunni la possibilità di svolgere due dei quattro esami scritti di maturità in lingua italiana. Il percorso formativo proposto vuole, così, restituire un valore intrinseco ed oggettivo al retroterra linguistico degli alunni.

La storia stessa della scuola è una testimonianza di come si sia agito mirando a una riqualificazione e valorizzazione dell’insegnamento dell’italiano, nell’ottica di una politica di integrazione. Nel corso della sua storia più che ventennale, la scuola ha subito naturalmente cambiamenti significativi e ha cercato di adeguarsi alle trasformazioni del tessuto sociale di Wolfsburg, mantenendo comunque sempre la sua centralità in quanto riferimento per la comunità italiana e per le molte famiglie miste presenti in città, così come per molte famiglie tedesche, che ormai da generazioni considerano l’italianità come peculiarità e parte integrante della cultura cittadina. Ad oggi si può osservare ancora come nella scuola l’italianità e la lingua italiana siano fortemente presenti e determinino un particolare sostrato attorno al quale si costruisce un’identità comune sovranazionale.

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